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Indennità di formazione calcio giovanile: quando è dovuta

22 Maggio 2026 In Diritto Sportivo, News
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Hai cresciuto un ragazzo per sei anni nel tuo settore giovanile, gli hai pagato l’attrezzatura, i viaggi, gli allenatori, e ora che finalmente firma il suo primo contratto professionistico con un’altra società, ti arriva una richiesta di indennità di preparazione da decine di migliaia di euro. Oppure, dal lato opposto: tuo figlio ha cambiato squadra a quattordici anni e la vecchia società pretende un pagamento che blocca il suo percorso sportivo. In entrambi i casi, la domanda è la stessa: questa somma è davvero dovuta? L’indennità di formazione nel settore giovanile calcistico — profondamente riscritta dalla riforma del lavoro sportivo — è uno degli istituti più contestati e meno compresi dell’ordinamento sportivo italiano. Chi può chiederla, a chi, entro quali limiti, e soprattutto: quando quella richiesta è abusiva e come si contesta? Questo articolo risponde a queste domande, aggiornato alla normativa in vigore per la stagione 2025/2026.

Il quadro normativo: dalla vecchia formazione tecnica alla nuova indennità di preparazione

La riforma organica del lavoro sportivo, attuata con il D.Lgs. 28 febbraio 2021 n. 36 (e pienamente operativa dal 1° luglio 2023), ha smantellato l’impianto dei vecchi premi di addestramento e formazione tecnica che per decenni avevano caratterizzato il sistema calcistico dilettantistico italiano. Al loro posto, l’art. 31 del decreto ha sancito l’abolizione del vincolo sportivo e ridisegnato il sistema degli incentivi economici a tutela dei club formatori.

Il nuovo sistema si articola su due pilastri distinti, spesso confusi tra loro.

Il nuovo sistema si articola in realtà su tre istituti fondamentali, spesso confusi tra loro:

Il premio di tesseramento (art. 96 NOIF): scatta ogni volta che un calciatore “giovane dilettante” o “non professionista” si tessera annualmente con una nuova società della LND o della Divisione Serie B Femminile. L’obbligo permane fino al termine della stagione in cui l’atleta compie vent’anni, con importi tabellari variabili in base alla categoria della società acquirente.

Il premio di formazione tecnica (art. 99 NOIF): è dovuto a seguito del primo tesseramento con vincolo biennale, della stipula del primo contratto di apprendistato o del primo contratto di lavoro sportivo. Viene ripartito proporzionalmente tra tutte le società che hanno formato l’atleta tra i 10 e i 21 anni. È in questo specifico caso che le quote spettanti ai club dilettantistici vengono raddoppiate se il primo contratto pro o il vincolo biennale viene sottoscritto con una società professionistica.

L’indennità di preparazione (art. 99 quater NOIF): opera in un perimetro molto più circoscritto. Scatta quando una società stipula il primo contratto da professionista (entro il 21° anno di età dell’atleta) a seguito del rifiuto, da parte del calciatore, del primo contratto pro offerto dalla società con cui era già tesserato tramite un contratto di apprendistato. In questo caso si applicano importi fissi molto elevati determinati dalle tabelle federali, senza meccanismi di raddoppio.

Fuori da questo perimetro strettamente definito, non esiste alcun obbligo di indennità di preparazione. Se il giocatore non ha rifiutato un’offerta congrua, se non era precedentemente vincolato da un contratto di apprendistato con la società di provenienza, o se ha già compiuto ventuno anni al momento della firma del primo contratto professionistico, l’indennità semplicemente non è dovuta.

La giurisprudenza aggiornata sull’indennità di formazione nel calcio giovanile

Il limite europeo: proporzionalità obbligatoria

Il punto di partenza per comprendere quando un’indennità di formazione è contestabile è la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Con la sentenza Bernard (CGUE, causa C-325/08, 16 marzo 2010), i giudici europei hanno tracciato un confine chiaro: i meccanismi di indennità di formazione sono compatibili con il diritto europeo alla libera circolazione dei lavoratori soltanto se gli importi richiesti sono proporzionati ai costi reali di formazione sostenuti dalla società che li pretende. Un’indennità gonfiata rispetto all’effettivo investimento formativo, o costruita come strumento per trattenere il calciatore piuttosto che per compensare un reale investimento, non supera questo test di proporzionalità.

Questo principio, già affermato in materia di calciatori professionisti dopo la storica sentenza Bosman (CGUE, causa C-415/93, 15 dicembre 1995), si applica oggi anche nel settore dilettantistico riformato: l’art. 99 quater NOIF deve essere letto e interpretato in conformità con esso. Ne consegue che importi tabellari particolarmente elevati — quelli riferiti alle società di Serie A in cui un giovane abbia trascorso anni della propria formazione — possono essere contestati se sproporzionati rispetto ai costi reali del club formatore.

L’orientamento della giustizia sportiva federale

Sul piano interno, la Commissione premi di preparazione della FIGC e la Sezione Vertenze Economiche del Tribunale Federale Nazionale gestiscono numerose controversie legate ai premi di tesseramento e all’indennità di preparazione. L’orientamento consolidato che emerge dalle decisioni degli organi federali valorizza un criterio di stretta aderenza al dato normativo: l’indennità di preparazione ex art. 99 quater NOIF è dovuta esclusivamente al ricorrere delle condizioni previste dalla norma, senza possibilità di estensione analogica a fattispecie diverse.

In particolare, il Tribunale Federale Nazionale — Sezione Vertenze Economiche ha in più occasioni affermato che il rifiuto dell’offerta contrattuale deve essere documentato e che l’offerta rifiutata deve essere “congrua”, vale a dire economicamente proporzionata all’effettivo valore del calciatore e alle condizioni del settore giovanile. Un’offerta volutamente bassa, formulata con l’obiettivo di provocare il rifiuto e far così maturare il diritto all’indennità, non integra il presupposto richiesto dalla norma.

Il rapporto con la giurisdizione ordinaria

La Corte di Cassazione ha ribadito, con orientamento uniforme, che le controversie di carattere economico tra società sportive rientrano nella cognizione degli organi di giustizia sportiva federale, salvo che non investano diritti soggettivi che l’ordinamento statale non abbia inteso rimettere alle istanze sportive. In materia di indennità di formazione, quando la contestazione si traduce in un’azione per la restituzione di somme già pagate o per il risarcimento del danno da illegittima pretesa, il giudice ordinario è pienamente competente. L’atleta o la famiglia che abbia subìto un pregiudizio economico concreto — per esempio perché la società ha trattenuto la documentazione o ha ostacolato il tesseramento in ragione di un’indennità non dovuta — può rivolgersi al Tribunale competente per richiedere il risarcimento del danno ai sensi degli artt. 1218 e 2043 del codice civile.

Cosa succede nella pratica

Il sistema post-riforma presenta due criticità principali che generano la maggior parte del contenzioso.

Il vincolo de facto attraverso l’indennità. L’art. 99 quater NOIF prevede importi tabellari differenziati per categoria: per le società di Serie A gli importi possono essere significativamente elevati. Un ragazzo che ha percorso l’intera trafila giovanile in un club di vertice tra i quattordici e i diciotto anni può diventare destinatario di richieste di indennità molto consistenti da parte della società formatrice nel momento in cui firma altrove. Parte della dottrina sportivistica ha osservato che questo meccanismo rischia di reintrodurre, sotto diversa veste, un vincolo economico de facto che la riforma dichiarava di voler eliminare. L’atleta che non trova accordo con la propria società può essere scoraggiato dal trasferirsi altrove dall’entità dell’indennità posta a carico della società acquirente, la quale potrebbe a sua volta ridurre l’offerta economica per compensare il costo.

La confusione tra premio di tesseramento e indennità di preparazione. In molti contesti dilettantistici si assiste a una sovrapposizione impropria tra i due istituti. Alcune società pretendono il pagamento di somme qualificate come “indennità di preparazione” anche in casi in cui sussiste soltanto l’obbligo del premio di tesseramento (diverso nell’importo e nel presupposto), o addirittura in assenza di qualsiasi obbligo. Questa confusione è spesso sfruttata nei confronti delle famiglie di giovani atleti che non hanno gli strumenti per distinguere i due meccanismi e che si trovano di fronte a richieste economiche presentate come obbligatorie ma prive di fondamento normativo.

Il mancato deposito nei termini. Un ulteriore profilo di contenzioso riguarda i premi non richiesti in tempo utile. Le norme transitorie delle NOIF hanno fissato al 28 febbraio 2026 il termine di prescrizione sia del premio di tesseramento (art. 96) sia del premio di formazione tecnica (art. 99) maturati nella stagione sportiva 2023/2024. Quella data è ormai trascorsa: i diritti non azionati entro tale sbarramento sono definitivamente prescritti e qualsiasi domanda tardiva sarà dichiarata inammissibile.

Cosa puoi fare concretamente

Se sei un atleta (o il genitore di un giovane calciatore):

Verifica innanzitutto se ricorrono tutti i presupposti dell’indennità di preparazione ex art. 99 quater NOIF: il ragazzo era tesserato con un contratto di apprendistato? Ha effettivamente rifiutato un’offerta contrattuale congrua della società di provenienza? Ha firmato il primo contratto professionistico prima dei ventuno anni? Se anche solo uno di questi elementi manca, l’indennità non è dovuta.

Documenta tutto: la comunicazione dell’offerta ricevuta (o la sua assenza), la risposta fornita, le date. La forma scritta è essenziale in questi procedimenti. Se la società trattiene documenti o impedisce il tesseramento con la nuova squadra in ragione di una pretesa non fondata, si configura un comportamento ostruzionistico che può essere denunciato davanti agli organi federali e, in caso di danno concreto, anche davanti al giudice ordinario.

Se sei dirigente di una società sportiva:

Accerta che le richieste di premio o indennità che stai avanzando rispettino scrupolosamente i presupposti normativi. Richieste eccessive o infondate espongono la società a sanzioni federali e a responsabilità civile davanti al giudice ordinario. Predisponi la documentazione necessaria già a inizio stagione sportiva: il programma di calcolo automatico previsto dalla FIGC dovrebbe essere strumento ordinario di lavoro della tua segreteria.

Il percorso di tutela in caso di controversia:

La via ordinaria prevede: Commissione premi di preparazione FIGC (primo livello) → Tribunale Federale Nazionale – Sezione Vertenze Economiche (primo grado) → Corte Federale d’Appello (secondo grado) → Collegio di Garanzia del CONI (terzo grado, per violazione di norme di diritto). Per le questioni che attengono a diritti soggettivi — come il risarcimento del danno da condotta scorretta — il giudice ordinario rimane pienamente competente.

Conclusione

La riforma del lavoro sportivo ha cercato di costruire un equilibrio tra la libertà contrattuale del giovane atleta e la tutela dell’investimento delle società formatrici. Ci è riuscita solo in parte: il sistema delle indennità è più articolato e, in alcune sue applicazioni, più opaco di quanto la semplice lettura della norma lasci intendere. Per la famiglia di un giovane calciatore e per il dirigente di una piccola società sportiva, orientarsi in questo labirinto senza una guida esperta può tradursi in diritti non esercitati o in obblighi inesistenti accettati come inevitabili.

Se hai ricevuto una richiesta di indennità di formazione che ti sembra sproporzionata o priva di fondamento, o se sei una società che non riesce a ottenere quanto le spetta dopo anni di investimento nel settore giovanile, il primo passo è un’analisi puntuale della documentazione e dei presupposti normativi.


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